logo comun-icare
 

"Le ricamatrici": quando al cinema si parla di ago e filo

Ancora una volta, la Francia, maestra indiscussa dell’arte cinematografica e fondatrice di strepitose e innovative correnti espressive (come non ricordare la Nouvelle Vague?), non ci fa attendere, all’ombra della Tour Eiffel, un piccolo gioiello per tutti noi, che crediamo nella forza della creatività.

Le ricamatrici. Un film ricco di poesia, che sembra ricalcare certi ritratti antichi di Vermeer, che proprio una stupenda ricamatrice, aveva dipinto in un’opera che possiamo ammirare presso il Musée du Louvre, a Parigi. Gli ingredienti, sono davvero semplici.

Gli strumenti del mestiere, un ago, il filo, una tela da riempire. Così nasce l’arte del ricamo, un punto per volta. La pazienza, che non può mancare, si unisce alla perseveranza. La fretta è davvero una cattiva consigliera. Le lunghe giornate, con la mano sull’ago, senza badare alle inevitabili screpolature, agli occhi che possono dolere, alla luce che manca a fine giornata.

Così, comincia la storia della diciassettenne Claire. La giovane Claire. L’indifesa Claire. L’impaurita Claire. Claire è incinta, ormai di 5 mesi. La gravidanza non è stata desiderata e la giovane vive una profonda tristezza unita alla vergogna. Vorrebbe fuggire da tutti, soprattutto da una se stessa che non riconosce più, ma un giorno trova accoglienza dalla signora Melikian, una ricamatrice.

E proprio il ricamo fa da ennesimo, grande protagonista, perché la ragazza vi si aggrappa, per non pensare alla gravidanza. Ciò che colpisce, infatti, in gran parte della narrazione, è proprio il profondo abbandono che vive la giovane. Nessun familiare, nessun amico che osi aiutarla, nessuna collega di lavoro. Quel che succede tra Claire e la signora Melikian, che da poco ha perduto un figlio in un incidente stradale, è proprio il tentativo di riappropriarsi della propria identità, di donna, di futura madre, di madre.

Le due donne scoprono una forza incommensurabile, una passione accesa che mettono nel ricamo, nel percorso che attimo dopo attimo, le porta davanti non sono al ricamo terminato, ma soprattutto davanti a nuove consapevolezze. Così, la giovane Claire riscopre l’attesa attraverso una attività che le dà gioia, mentre la signora Melikian, riscopre il piacere del ricamo, che aveva dimenticato tra i meandri di una triste routine.

E addirittura riprende a cantare mentre ricama. Un messaggio forte che fa pensare proprio al superamento della morte, alla vita che erompe con una potenza che spaventa, proprio come fa l’arte, rappresentata da millenni proprio come un fuoco che brucia, che arde nei nostri cuori. Buona visione a tutti!

Maria Serena Cavalieri

File IconVersione per stampa



Cerca nel sito
Per effettuare una ricerca all'interno del sito è sufficiente compilare il campo sottostante.


Newsletter
Inserisci il tuo indirizzo e-mail per ricevere la newsletter di ComunIcare.


Tagclouds
Educazione, Ricerca, Adolescenti, Didattica, comunicazione, New media, Caterina Cangià, Comunicazione Interpersonale
spacer
© 2007 Comun-ICare. Tutti i diritti riservati | Privacy policy | Conditions of use - P.Iva 05914961007
Cms e sviluppo: Time&Mind