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Lavorare a maglia. Terapia di un hobby davvero divertente!

Oggi vorrei consigliarvi una lettura molto interessante, che parla, in forma di romanzo, del potere terapeutico del lavoro a maglia. Ricordo che qualche mese fa durante uno dei soliti giretti in libreria, notai per caso un retro di copertina, perchè vi era stampigliato un gomitolo di lana.

Acquistai volentieri quel misterioso romanzo, scritto da Ann Hood, perchè prometteva di narrare una storia su un club della maglia. In quel momento mi auguravo di poter trascorrere, grazie al mio nuovo acquisto, qualche ora rilassante, a leggere di donne tutte immerse nel loro sferruzzare e pettegolare, un pò civettuolo.

E invece, fin dalle prime pagine, il libro mi colpì subito per la sua tristezza. Perchè è proprio il dolore il filo conduttore di tutta la narrazione. Un dolore acuto, terribile, che colpisce non sono la protagonista, che perde improvvisamente sua figlia di meningite, ma che in qualche modo accomuna tutte le donne del romanzo, che in un modo o nell'altro scoprono il lavoro a maglia.

Lo scoprono e lo riscoprono, vi si aggrappano con forza. Esso ha per loro un potere che è quasi salvifico, perchè insegna loro la cosa più difficile: imparare a convivere con il dolore. Passato e presente, si ritrovano insieme attorno al tavolo della merceria che ospita il club della maglia. Chi deve imparare il lavoro, viene spronata da chi sa già.

E chi deve imparare, porta nel cuore un dolore "nuovo", mentre chi già sa, porta il fardello di un dolore "vecchio" che, ormai silente, non smette di dimorare i meandri dell'animo. E in tutto questo, si lavora a maglia. Si sfiorano sofficissimi gomitoli.

Ci si scalda il cuore al calore della lana pregiata. Si contano le maglie sul ferro. E passano le ore: esce fuori una manica, poi un maglione intero, poi un cappello.

E poi ancora, quando i filati sono finiti, si entra in merceria, per comprarne altri. Incontrare ancora le amiche del club, ricordare chi non c'è più, fare i conti con un dolore che diventa sempre più sordo, ma c'è ancora, ci sarà sempre. Ma con una nuova e sorprendente consapevolezza: il dolore non si può mai superare, ma si può imparare a conviverci magari anche grazie a un cestino pieno zeppo di lana.


Maria Serena Cavalieri


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