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La cultura dentro un film

Dietro a un film in lingua straniera, non tutti i paesi optano per le stesse scelte. La traduzione, in alcuni casi, può essere del tutto assente. I dialoghi o le canzoni verranno quindi lasciati nella loro edizione originale, e chiaramente saranno aggiunti i sottotitoli.


L’Italia, ha da molto tempo una sua scuola di doppiaggio, che ha sempre sfornato professionisti la cui bravura e capacità è da tempo riconosciuta in tutto il mondo.

Un vanto nazionale, sicuramente, che affonda le sue radici già agli albori della cinematografia, quando a dover essere doppiati erano attori hollywoodiani del calibro di Cary Grant o Shirley Temple.

Ma chi è il doppiatore? Innanzi tutto è un attore, che spesso ha una formazione teatrale, ma non necessariamente, e che presta la sua voce per l’edizione di un film, fiction, o documentario, in lingua non originale. Lavora moltissimo, con i cartoni animati, ma anche con i videogiochi e le cosiddette “voci fuori campo” necessarie in tanti ambiti.


In passato, soprattutto negli anni ’50, in Italia si sceglieva di ricorrere al doppiaggio perfino di attori italiani, e questo perché alcuni di essi erano fisicamente adatti a un certo ruolo, ma la voce non era all’altezza delle aspettative. Così fu doppiata anche la famosissima Sofia Loren e la grande Anna Magnani.



Lo stesso Federico Fellini, durante le riprese di molti suoi film, non si preoccupava della qualità audio, anzi, faceva declamare gli attori sul set e poi i dialoghi li scriveva in seguito!


Un doppiatore può avere una età che va dai dai 4 ad oltre 80 anni: in alcuni casi le voci di bambini in lingua originale, vengono doppiati da donne.


Fermo restando che esistono due tipi principali di doppiaggio, quello in sincrono e quello in oversound dove il primo prevede una sostituzione completa della voce, mentre il secondo una sovrascrittura, per cui la voce originale resta in sottofondo, il mondo dei doppiatori italiani ci ha regalato, e continua a regalarci, grandi voci e grandi emozioni.


Pensiamo ad esempio all’attore Oreste Lionello, che per noi italiani è Woody Allen, o Ferruccio Amendola, che assoceremo sempre al volto di Robert De Niro e di Sylvester Stallone.

Grandissimo impegno, poi, viene messo nella scelta dei doppiatori, quando il film in questione è firmato Disney. Pensiamo al ruolo di famosi cantanti italiani cantanti come Irene Grandi (Brave) o Renato Zero (A nightmare Before Christmas).

Qui la scelta soprattutto negli ultimi anni è quella di doppiare interamente anche i testi delle canzoni, con il risultato, in alcuni casi, di creare un “capolavoro nel capolavoro”: viene in mente ad esempio una canzone presente nella colonna sonora del film: “The Aristocats” (Gli Aristogatti).

Nella versione originale è cantata da Thomas O'Malley mentre in quella italiana da Renzo Montagnani. La voce del simpaticissimo gattone rosso, è quindi quella di un attore irlandese, così come irlandese è la caratterizzazione, mentre in quella italiana Romeo parla con accento romano. Così, l’originale “The Alley Cat" diventa "Er mejo der Colosseo"!


Esempi di questo tipo ce ne sono davvero tanti, alcuni sono legati al mondo dei cartoni animati giapponesi, trasmessi per la prima volta in Italia agli albori degli anni ’80.


Nomi di attori come Pietro Ubaldi (indiscusso maestro nel doppiaggio del padre della protagonista, il burbero Marrabbio in “Love Me Knight" (in Italia, Kiss Me Licia), Giuppi Izzo, Laura Boccanera (la "nostra" Candy Candy).

Attori che si sono cimentati con le caratterizzazioni originali dei personaggi, e quindi con frammenti più o meno grandi di altre culture, e che hanno saputo fare da filtro, in alcuni casi lasciando trasparire molto di quella originalità che si prestavano a doppiare, in altri sostituendola, con la loro cultura.


In realtà, in Italia, quello del doppiaggio stesso, può essere definito una cultura, perché in nessun altra parte del mondo, viene attribuita altrettanta cura e dedizione, a questo delicato passaggio di un prodotto audiovisivo.

Sarà proprio il prodotto doppiato, infatti, a portare il peso di una grande responsabilità: quella di presentare al grande pubblico il prodotto di un’altra cultura, passando prima per una interpretazione, per una ermeneutica, in chiave nostrana, più o meno forte.

Resta quindi l’emozione di gustare qualcosa di unico, che ci fa capire quanto sia sempre e comunque arricchente e intenso, l’incontro tra culture diverse.


Maria Serena Cavalieri


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